Palazzo Cenci Maccarani a Sant'Eustachio

  • Cenci finale-1
  • Cenci finale-3
  • Cenci finale-8
  • Cenci finale-7
  • Cenci finale-2
  • Cenci finale-6
  • Cenci finale-9
  • Cenci finale-10
  • Cenci finale-12
  • Cenci finale-13

Dettagli Progetto

  • Localizzazione: Roma, Piazza Sant'Eustachio
  • Tipologia: Restauro
  • Servizio svolto: Progettazione esecutiva, Direzione di cantiere
  • Dimensione : 1000 mq di facciate
  • Importo dell’appalto: € 916.000
  • Impresa Esecutrice: Celletti Costruzioni Generali srl

Palazzo Cenci-Maccarani (terminato nel 1549) a piazza Sant’Eustachio è l’ultimo edificio progettato, e solo in parte realizzato, da Giulio Romano, prima di recarsi presso la Corte dei Gonzaga a Mantova, dove, a partire dal 1524, realizza Palazzo Tè.

L’edificio, attualmente di proprietà del Senato della Repubblica, oggetto di studio e restauro, ha subito un importante ampliamento su via del Teatro Valle negli anni 1790-96, a seguito del quale il prospetto laterale è stato ridisegnato attraverso la sopraelevazione di un piano e ha acquisito quindi l’aspetto volumetrico attuale.

Il progetto di restauro realizzato segue le specifiche normative in ambito di Tutela di Beni Culturali e le indicazioni tratte dalle Carte del Restauro. E’ stato eseguito nel rispetto della preesistenza storico-artistica e delle sue fasi costruttive, indagate attraverso un approfondito studio storico critico svolto dagli architetti Oliva Muratore e Chiara Frigieri, consulenti del progetto di restauro.

Sono stati seguiti i criteri di base quali il minimo intervento, la reversibilità delle opere, la compatibilità meccanica e chimico-fisica dei materiali impiegati, la conservazione dell’autenticità dell’opera e la distinguibilità degli interventi.

In fase di definizione del progetto sono stati eseguiti, quali necessari approfondimenti della conoscenza dell’opera, il rilievo fotografico, il rilievo tridimensionale con il laser scanner e una prima campagna di analisi microstratigrafiche sugli intonaci, al fine di individuare la successione di finiture e coloriture sovrapposte nei secoli.

In considerazione dell’importanza dell’opera, e sulla base di un continuo confronto con l’Alta Sorveglianza del Ministero dei Beni Culturali, nella persona dell’arch. Rossella Pesoli, si è ritenuto utile e necessario operare preliminarmente attraverso un “Cantiere della Conoscenza”, montando un ponteggio provvisorio, corrispondente ad una porzione del prospetto su largo Monterone, per permettere uno più approfondito studio della materia antica, “toccando” con mano la superficie dell’edificio. Si sono acquisite in questo modo ulteriori informazioni circa i materiali costitutivi e le tecniche esecutive impiegate per le finiture del palazzo, grazie anche ad approfondite analisi dirette e saggi stratigrafici e ulteriori analisi di laboratorio.

Definito dunque il progetto esecutivo nella corretta e consueta successione cronologica degli interventi, si è proceduto alla realizzazione dei lavori di restauro delle facciate.

Sono state effettuate delle preliminari operazioni di consolidamento degli intonaci e del bugnato, sia con micro iniezioni di malta di calce idraulica, che con impregnazioni di prodotti ai silicati di etile.

Successivamente è stata realizzata un’approfondita ed accurata pulitura delle superfici: gli intonaci sono stati spazzolati e lavati con acqua non a pressione, mentre i travertini sono stati trattati con impacchi di soluzione di carbonato d’ammonio.

Tutte le stuccature e le reintegrazioni degli intonaci e dei travertini sono state realizzate con materiali privi di cemento, orientando sempre le scelte nell’ottica della conservazione dell’autenticità, prevedendo quindi nuove aggiunte riconoscibili e distinguibili quanto basta per non sacrificare l’unità figurativa del monumento.

In riferimento al colore, la scelta del monocromatismo color travertino è stata operata sulla base delle evidenze emerse dalle analisi stratigrafiche eseguite sui materiali e dalle risultanze delle indagini fatte durante il “cantiere della conoscenza”, che hanno evidenziato come, nella parte cinquecentesca, ci fosse la volontà di presentare l’edificio come un unico blocco di travertino “sbozzato”, come dimostrano anche le cornici in travertino delle finestre sul prospetto principale che penetrano, amalgamandosi nell’intonaco, in maniera scultorea.

Molte sono le considerazioni storico-critiche alla base della scelte progettuali che verranno opportunamente descritte in altra sede.